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veduta della Badia di San Fedele dal Castello di Poppi

La Chiesa di San Matteo a Memmenano è ricordata come Chiesa parrocchiale annessa alla Villa di Memmenano in un diploma del 1355, concesso dall'imperatore Carlo IV al comune di Arezzo.
La piccola Chiesa non conserva il suo aspetto originale, ma la ruvida pietra della parte inferiore del caratteristico campanile testimonia a gran voce le sue origini romaniche. All'interno della Chiesa è custodita una terracotta invetriata della Bottega di Andrea della Robbia datata 1500-1505. Unico esemplare robbiano che raffigura il tema della Pentecoste, si trova nella Chiesa di San Matteo dal 1789, priva della tradizionale cornice robbiana di fiori e frutta. vai alla pagina Memmenano

Badia di San Fedele

La Badia (o Abbazia) di San Fedele a Poppi con l'annesso monastero vallombrosano risale al XII secolo ed è uno dei complessi architettonici di Poppi più importanti per la storia e l'arte del luogo. Dal monastero di San Fedele, adiancente alla chiesa, soppresso nel corso dell'ottocento, proveniva San Torello da Poppi, monaco Vallombrosano e patrono di Poppi, del quale ancora oggi si conserva all'interno della Chiesa un prezioso busto reliquiario in oro ed argento, capolavoro di oreficeria sacra. Per chi salga a piedi a Poppi, attraverso l'antica salita medievale, sarà impossibile non notare la Badia di San Fedele, tipico edificio dei monaci vallombrosani, con pianta croce latina, navata

unica, soffitto ligneo e tre cappelle.
L'interno della badia è stato notevolmente rimaneggiato nel tempo, ma grazie all'ingegnere aretino Giuseppe Castellucci nel primo novecento ha diretto ha fatto restaurare la chiesa, oggi la possiamo ammirare nel suo spetto pressochè originale, più o meno come doveva apparire in epoca medievale. Le opere contenute all'interno della badia di San fedele formano un piccolo museo d'arte sacra, nel quale sono custoditi una Madonna con Bambino e due angeli del cosidetto Maestro della Maddalena, la della Madonna con Bambino di Jacopo Ligozzi, un grande Crocifisso di maniera giottesca, tempera su tavola del XIV secolo, raffigurante il

Cristo con il capo piegato.
Inoltre i conserva un San Benedetto in trono tra San Bernardo e San Michele di Carlo Portelli, olio su tavola del XVI secolo. Una delle opere più prestiose contenute all'interno della Badia è di mano di Franceso Morandini detto "il Poppi", prezioso artista nativo del luogo, e raffigura il Martirio di San Giovanni Evangelista mediante un "bagno" d'olio bollente in un pentolone, bellissimo olio su tavola del XVI secolo. Si tramanda che le tre donne che portano la legna raffigurate nel dipinto abbiano i volti della madre e delle sorelle del Morandini.

Pieve di Romena

La Pieve di San Pietro a Romena presso Pratovecchio, situata vicino all'omonimo Castello, è una delle pievi più suggestive e famose del Casentino. Sorge su un edificio sacro etrusco-romano i cui resti sono tutt'oggi parzialmente visibili. Un'incisione scolpita sul capitello della prima colonna di sinistra ci informa dell'anno di fondazione della pieve: 1152 (Tempore Famis MCLII). Suggestiva l'abside decorata con archetti
e colonnine, sia all’esterno che all’interno. Da notare i capitelli finemente decorati con figure zoomorfe e fitomorfe stilizzate provenienti da stili celtici, logobardi e mediterranei come si trovano nei manoscritti miniati dello stesso periodo.
Un intero sottobosco di animali, piante, elementi ornamentali astratti che intrecciandosi tra loro formano il fantasioso repertorio fito-zoomorfo dei capitelli romanici.
Pievi sono dette le chiese rurali di epoca romanica, situate lungo le principali vie di comunicazione della valle del Casentino, spesso incastonate su verdi colline, generalmente erette sopra edifici religiosi preesistenti (templi etruschi, templi romani e paleocristiani) a testimonianza della continuità del culto e della sacralità del luogo. L'architettura delle pievi romaniche esprime possenza e solidità (attraverso l'utilizzo della pietra arenaria o del travertino) ed al tempo stesso essenzialità e raccoglimento spirituale: infatti visto l'incombere dell'anno mille e la paura del giudizio universale si avvertiva un bisogno irrefrenabile di recupero di una dimensione spirituale per salvare la propria anima. Da qui la tendenza ad uno stile essenziale: pareti scarne, pilastri, colonne robuste e solide (come doveva essere anche la fede), e poca luce che filtrava da piccole finestre. Nel IX secolo La pieve romanica era il centro di tutta l'esistenza, punto di riferimento completo ed assoluto della vita religiosa e civile di tutti gli abitanti del luogo (ed anche dei viandanti): nella pieve si apprendeva la parola del signore, si imparava a leggere ed a scrivere, i poveri...trovavano un piatto di zuppa.

La pieve fungeva anche da anagrafe e da luogo di registrazione di atti giuridici, e nei suoi pressi si svolgeva anche il mercato. Inoltre, spesso costruiti rifugi per i pellegrini in viaggio verso i luoghi di culto. Pressochè unico ed estremamente affascinante vezzo decorativo dei delle pievi romaniche si trova nei capitelli delle colonne, popolati da buffi personaggi provienti dai manoscritti miniati o ornamenti vegetali ed animali stilizzati.

Pieve di Socana

La Pieve di Socana si trova a Pieve a Socana nel comune di Castel Focognano. Edificata nel XII secolo, una delle più affascinanti Pieve romaniche del Casentino, testimone della della pieve in prossimità dell'abside alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce un'ara sacrificale etrusca con alcuni resti ossei di animali e contestualmente i resti di un templio etrusco (il tutto risalente a ben 17 secoli fa'). Di questa antica struttura oggi si vede parte della scalinata di accesso in travertino e la grande ara in pietra arenaria, molto ben conservata.

Al di sotto del tempio etrusco a sua volta si trova un templio romano, sopra il quale sorge la pieve romanica, rendendo così impensabile scavare per riportare alla luce interamente i resti del templio etrusco e di quello romano, poichè in tal caso si comprometterebbe la struttura della pieve. Una delle scoperte più affascinanti ed interessanti in questo sito archeologico sono le antefisse a testa di Menade (teste di donna scolpite e dipinte, poste a decorazione del tetto del templio), risalenti al V secolo a.C.

Pieve di Maria Assunta

La Pieve di Santa Maria Assunta si trova in piazza Tanucci, la principale di Stia.
Risale al XIII secolo e sorge sopra una precedente chiesa cristiana. La chiesa presenta interventi di epoche successive soprattutto settecentechi e nel suo aspetto attuale è un vero museo d’Arte sacra con opere di Bicci di Lorenzo, del Maestro di San Miniato, di Andrea della Robbia ed una Madonna col Bambino della scuola di Cimabue vai al sito

Santuario de La Verna

Santuario de La Verna

Il Casentino è una vera e propria valle "regno di spiritualità, natura e arte" nel quale due suggestivi luoghi religiosi, Camaldoli e La Verna fondono l’essenza della sacralità del territorio, con le suggestive meraviglie della natura e dell'arte degli artisti che l'hanno celebrata.

Qui ancora oggi si ripetono gesti e preghiere con le cadenze di mille anni fa'. I religiosi vivono seguendo regole dettate dai due Santi fondatori, S. Romualdo per l'eremo e il monastero di Camaldoli, e S. Francesco per il Santuario de La Verna.


rimedi naturali (ancora oggi si può ammirare l'attività dell'Antica Farmacia dei monaci Camaldolesi) e preservando la cultura ricopiando a amano gli scritti del passato realizzando splendidi codici miniati.
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La spiritualità a La Verna si respira prima che nel Santuario nella natura stessa, nella foresta, nella nuda roccia, nelle forme insolite dei monti, nel freddo delle grotte d'inverno: "quello diaccio della Verna" che non si scioglie mai, lo chiamava così Leonardo da Vinci, il quale amava soggiornarvi in cerca di silenzio, pace e concentrazione quasi che il freddo gli rinvigorisse la mente. "Non est in toto sanctior orbe mons" (non esiste al mondo un monte più santo) recita una scritta dell'epoca di San Francesco, quando il santo ricevette in dono il monte de la Verna perchè questo come nessun altro luogo si presentava adatto ad una vita contemplativa, spirituale, di penitenza e solitaria.
E fu proprio qui, nello splendore della natura del Parco delle Foreste Casentinesi, che San Francesco ricevette le stigmate, e in questo luogo incantato immerso nella natura ancora oggi si può godere di questa antica pace e spiritualità.
Salire a piedi per l'antichissimo lastricato, ricordando i pellegrinaggi di mille anni fa, e sostando presso la porta sotto la quale S. Francesco ricevette il benvenuto dagli uccelli, ammirare la bellezza della natuta e dell'arte del luogo è un’esperienza imprescindibile
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Eremo e Monastero di Camaldoli

Camaldoli significa "campo di Maldolo", cioè appartenente a un tale chiamato Maldolo, dal quale San Romualdo intorno al 1000 acquistò il terreno sul quale fondò il monastero di Camaldoli, nell'assoluta oasi di pace e tranquillità delle foreste casentinesi. Da allora i monaci camaldolesi si adoperano per seguire la via della spiritualità, della preghiera (eremo) e della laboriosità (monastero), preservando nei secoli le rigogliose foreste di faggio, ed abete bianco in cui l'eremo ed il monastero si trovano, dedicandosi allo studio delle piante per la realizzazione di

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