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campanile della Chiesa di S.Matteo
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Memmenano è un piccolo borgo rurale, su una collina di circa 400 metri di altezza, in aperto dialogo con il vicino Castello di Poppi,
in provincia di Arezzo, nel centro del Casentino, cuore verde della Toscana.
Tranquillo spettatore del passaggio dell'uomo sulla terra da circa centomila anni, Memmenano in origine era un insediamento di cacciatori preistorici,
come dimostrano ritrovamenti in paese di punte, lance ed oggetti vari utili alla caccia, risalenti al paleolitico medio.
In epoca successiva, della presenza etrusca che dominava tutta la Valle del Casentino, a Memmenano rimane traccia forse nel bizzarro nome.
Mentre durante il periodo dell'Impero romano a Memmenano probabilmente si sviluppò un insediamento agricolo, come del resto
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in tutta la valle del casentino a quell'epoca iniziarono a costituirsi, al posto delle capanne, abitati più importanti come ville rustiche che sorgevano in punti stategici, riutilizzati poi in epoca medievale come sedi di pievi, castelli o fortini.
Anche Memmenano nel Medioevo ha una sorta di piccolo castello, la sua "Villa": una "depandance" del castello di Poppi, come si evince dagli scritti ottocenteschi dello storico
Emanuele Repetti, il quale cita un documento del 1355, dove Memmenano viene definito un "Casale con Chiesa Parrocchiale",
appartenente alla giurisdizione di Poppi, sotto la dominazione aretina.
Mentre la Chiesa Parrocchiale è tutt'ora in piedi, di questo "Casale"
detto anche "Villa di Memmenano", oggi non c'è traccia, se non nella suggestione popolare.
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Veduta di Poppi da Memmenano
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monasteri della storia, nel Parco delle Foreste Casentinesi.
Inoltre si gode di una bella visuale di Bibbiena.
Si intravedono anche, quasi completamente ricoperti dalla vegetazione, i ruderi del Castello di Fronzola, che originariamente dominava la valle (da qui nasce il detto "Quando Fronzola fronzolava Poppi e Bibbiena s'inchinava").
Si gode una deliziosa visuale anche ad ogni angolo del paese, con le tipiche casette in solida pietra dell'Arno, curate, valorizzate nell'aspetto rustico e ricoperte di fiori dagli abitanti del paese.
Boschi di castagno, campi di grano, coltivazioni di girasoli circondano, incorniciandolo come un cammeo, il paesino di Memmenano.
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Da Memmenano si possono ammirare alcuni dei panorami più suggestivi dei
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luoghi più belli e famosi della valle del Casentino:
la valle dell'Arno in direzione di Poppi con un insolita visuale del Castello dei Conti Guidi
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le montagne circostanti, il Monte de La Verna dove San Francesco ricevette le stigmate, e Camaldoli,
sede di uno dei più antichi
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veduta di Memmenano
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tagliatelle al ragù,
e preparano dolci fatti in casa esattamente come si usava una volta.
La Festa dell'Uovo è riservata ad un pubblico di buongustai, amanti della cucina semplice, rustica e genuina di un tempo,
dei prodotti tipici della natura del luogo e del lavoro dell'uomo: pasta fatta in casa, formaggi,
e altre prelibatezze della tradizione contadina toscana, con un occhio di riguardo all'Uovo del Casentino.
Gli organizzatori della festa sono gli stessi abitanti del paese, che gioisamente e con passione si adoperano per preservare
e diffondere la cultura gastronomica popolare della buona tavola e del mangiare bene a Poppi ed in Casentino.
La festa dell'Uovo è sponsorizzata dall'Azienda Agricola Le Pescine, produttrice del famoso "Uovo del Casentino".
Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 0575 529755
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La Festa dell'Uovo a Memmenano di Poppi è una allegra e giocosa festa paesana,
dove tra banchetti, balli e musica si celebra l'impiego dell'uovo nella tradizione gastronomica, con menù rustico, semplice e genuino,
servito nel piccolo parco dell'antico villaggio rurale di Memmenano, immerso tra campi di grano, girasoli, e secolari boschi di castagno,
con vista panoramica sulle montagne circostanti, appena a due miglia dal centro storico di Poppi, nel cuore del Casentino.
La Festa dell'uovo di Memmenano di Poppi valorizza un ingrediente base della cucina: l' Uovo, da sempre base dell'alimentazione dalla cucina
rustica contadina, oggi viene riscoperto in tutta la sua
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freschezza e genuinità, nelle sue proprietà nutrizionali di alto valore biologico.
Da qui l'idea di utlizzare questo nutriente e versatile alimento accompagnandolo con semplici ricette della tradizione, preparate con le uova
fresche dalle mani sapienti delle massaie del luogo, le quali "tirano" a mano la pasta sfoglia per realizzare le tipiche
Il "campino" della festa
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assenzio maggiore, oleandro, asplenio - tavole botaniche, particolari
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Il Casentino è una terra ricca di tradizioni popolari legate all'impiego delle erbe
officinali nella cura del corpo e nella cosmesi, basti pensare
che è proprio a Camaldoli, appena sopra Memmenano,
nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che ha sede l'Antica Farmacia dei Monaci Camaldolesi, i quali instancabilmente
da mille anni
si adoperano nella selezione e coltivazione delle erbe officinali spontanee e non, per realizzare rimedi naturali
per la cura dell'uomo e degli animali.
Recentemente l'Univesità di Pisa ha condotto un censimento delle piante officinali, prendendo in esame le zone tra Poppi, Bibbiena, Badia Prataglia e Camaldoli,
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tra le quali é compreso anche il territorio di Memmenano, dove è ancora viva una finestra sul sapere contadino e sulla farmacopea di un tempo.
Il risulato di questa ricerca mostra che le piante medicinali della zona sono in tutto 89, tra le quali l'asplenio, una specie
di felce usata nella medicina popolare per come antibiotico naturale, l'assenzio maggiore, il cui infuso era usato anticamente
come antidiabetico, l'oleandro, con il quale si preparavano decotti lenitivi, ed il faggio, con la polvere del legno infatti
si otteneva un rimedio per la cura della pelle.
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Bottega di Andrea della Robbia, Pentecoste (1500-1505 ca.) - particolare
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La scultura si presenta come un bassorilievo a forma di arco, il punto di osservazione é in centro dal basso verso l'alto.
Spostandosi da destra a sinistra si potrà notare come i rilievi siano stati concepiti dal maestro in modo
da creare illusioni ottiche di scorciamento prospettico.
In basso al centro campeggia la Vergine, con le mani giunte, lo sguardo purissimo velato da una preoccupata attesa e la fronte
corrugata nell'intensità dello sforzo di volgere la testa verso l'alto. Maria è circondata dagli apostoli di Gesù anch'èssi
con i volti trepidanti in attesa del compiersi del miracolo della pentecoste.
La plasticità delle pieghe delle vesti conferisce un senso materico ed armonioso della forma, di grande realismo.
In alto in posizione dominante appare, con la testa inclinata, lo sguardo fermo, i lunghi capelli e la barba inanellati, il Padre Eterno,
che emerge davanti ad una sfera giallo luminoso come fosse il sole, allegoria del padre che tutto può, tutto crea e permettendo al sole di
far maturare le messi e all'uomo di sfamarsi. Il Padre spalancando le braccia e le mani sembra
emanare sfere di luce concentriche coronate da sei cherubini. Otto angeli in volo, quattro per lato,
gli sono vicini, quasi a sorreggerlo, ma senza sfiorarlo neppure, tenendo invece le mani giunte in preghiera.
Appena al di sotto del Padre Celeste, lo Spirito Santo in forma di Colomba scende sugli Apostoli a compiere il miracolo.
Tutto intorno una decorazione a corda separa la composizione dalla cornice con 17 cherubini, l'uno diverso dall'altro e tipizzato.
A margine dei cherubini vi è una bordatura ornamentale classica, ad ovali ripetuti.
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La Pentecoste nella tradizione
La pentecoste è una festa religiosa, che viene anche detta "Pasqua delle Rose"
per via dell'antica tradizione italiana di far
scendere dalle volte delle chiese petali di rose sui fedeli, a rappresentazione della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli.
Originariamente nei testi biblici (in ambito ebraico) veniva rappresentata come una gioiosa festa agricola, che segnava l’inizio della
mietitura del grano (50 giorni dopo la Pasqua)
e veniva chiamata "festa della mietitura" o "festa delle primizie".
Successivamente per la Chiesa Cattolica la Pentecoste divenne la cerimonia solenne di commemorazione che ricordava la
discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli
(sempre 50 giorni dopo la Pasqua).
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Si narra che lo Spirito Santo scese sulla terra trasformando gli uomini da ignoranti a sapienti
e da qui nasce l'attività apostolica della Chiesa.
Per questi motivi la Pentecoste è un tema molto importante all'interno della cultura cattolica e l'arte
inevitabilmente se ne appropria come veicolo espressivo e simbolico di grandi potenzialità.
E' significativo che la scultura si trovi in una zona rurale, dove ancora oggi il sole
splendente (alle spalle del Creatore) è il principio vitale che fa crescere e prosperare l'agricoltura e le messi.
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L'aneddoto: la Pentecoste e la sua collocazione
Questa scultura non è sempre stata custodita nella Chiesa di San Matteo.
In origine La Pentecoste di Andrea Della Robbia era collocata nell'oratorio del Crocifisso dei Rossi di Bibbiena,
sede della della Compagnia dello Spitito Santo. Dopo che la Compagnia venne soppressa, nel 1789 Angiolo Martini,
il parroco di Memmenano si allora, chiese ed ottenne dal vescovo che la terracotta fosse trasportata nella Chiesa di San Matteo
a Memmenano, salvandola così dall'incuria nella quale versava, preda dei ragazzi di paese che l'avaveno deturpata staccando per
gioco i vari pezzi che componevano la tradizionale cornice robbiana di fiori e frutta.
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